lunedì, marzo 31, 2008

ERIC BIBB - Get Onboard - Telarc



“Non ho dubbi ad affermare che si tratta di uno dei progetti più coinvolgenti della mia carriera”: così Eric Bibb definisce “Get Onboard”, suo quinto album dato alle stampe dalla Telarc. “È un’ulteriore esplorazione di quel luogo musicale in cui il blues incontra il gospel e il soul. E con questo disco voglio trasmettere un messaggio semplice ma molto diretto: vorrei che la gente mi seguisse, non solo in quanto artista, e condividesse lo spirito che guida l’album, uno spirito di unità”, aggiunge il cantante e chitarrista, sorta di moderna e autorevole reincarnazione dei grandi folk-bluesmen del passato.

Registrato a Nashville fra la primavera e l’estate del 2007, e poi ultimato in fase di post-produzione in Svezia, “Get Onboard” vede la partecipazione straordinaria di Bonnie Raitt, alla slide guitar in If Our Hearts Ain’t In It, brano di chiara matrice gospel, e di Ruthie Foster, protagonista di un emozionante duetto vocale con lo stesso Bibb in Conversation. Oltre alle due illustri ospiti, vanno ricordati, tra coloro che hanno contribuito fattivamente alla riuscita del disco, almeno il tastierista e produttore Glen Scott, il chitarrista e bassista Tommy Sims e il batterista Lemar Carter. E in aggiunta ai brani citati, meritano particolare menzione Spirit I Am, energica apertura del CD, The Promised Land, intriso dello spirito dei grandi bluesmen del Delta, la title track, insaporita dai deliziosi arpeggi della chitarra acustica di Bibb, e Stayed On Freedom, splendida chiusura in chiave acustica (solo voce, chitarra e armonica) di un album sfaccettato, ricco di fragrante musicalità, che ritrae al meglio il suo principale artefice.

Nato a New York nel 1951, Eric Bibb è cresciuto in una famiglia dove la musica era di casa: il padre, Leon Bibb, è stato negli anni Sessanta personalità di rilievo del circuito folk, oltreché noto per le sue esperienze teatrali e televisive (a 16 anni Eric sarà al suo fianco nello show televisivo “Someone New”). E il pianista John Lewis, artefice del celebre Modern Jazz Quartet, era suo zio. Alla musica Eric Bibb si è perciò avvicinato molto presto: all’età di sette anni imbraccia la chitarra per la prima volta. Le influenze musicali formative si chiamano Bob Dylan, Joan Baez, Pete Seeger, Odetta, Richie Havens, Judy Collins. Nel 1969 Eric Bibb suona la chitarra con la Negro Ensemble Company: di lì a poco si trasferisce in Europa, trascorrendo gli anni Settanta prima a Parigi e poi in Svezia. Al ritorno a New York, si inserisce nella scena musicale della città suonando come “spalla” di Sonny Terry, Brownie McGhee, Tania Maria, Etta James e dei Persuasions. L’attività discografica in proprio prenderà avvio nella seconda metà degli anni Novanta: di questo periodo sono due album per l’etichetta svedese Opus 3, “Good Stuff” (1997) e “Spirit & The Blues” (1999). Seguono, tra gli altri dischi, “Painting Signs” (2001) e “Natural Light” (2003). L’entrata nella scuderia Telarc avviene nel 2004 e segna un decisivo passo in avanti nella carriera di Eric Bibb: la nuova fase viene inaugurata da “Sisters and Brothers” (2004), forte di ospiti come Rory Block e Maria Muldaur, e prosegue con “Friends” (2004), realizzato con l’apporto di illustri amici quali Taj Mahal, Odetta, Guy Davis e Charlie Musselwhite, con “A Ship Called Love” (2005), altra gemma di sensibilità espressiva cui non sono da meno il successivo “Diamonds Days” (2007) e lo stesso “Get Onboard”.