lunedì, maggio 05, 2008

Martial Solal - Longitude ( CamJazz )

“Longitude” è il terzo album inciso su etichetta CAM Jazz da Martial Solal, dopo “Rue De Seine” (2006; in duo con il trombettista statunitense Dave Douglas) e “Solitude” (2007). Questa volta uno dei pilastri del pianoforte jazz, non solo a livello europeo, è circondato da due partner a lui abituali: i fratelli François (contrabbasso) e Louis (batteria) Moutin, entrambi musicisti di provato valore. Il CD è stato registrato a Parigi i primi di aprile del 2007 e include principalmente brani composti dallo stesso musicista franco-algerino, più alcuni immancabili standard, tre per l’esattezza: Here’s That Rainy Day, Tea For Two e The Last Time I Saw Paris della premiata ditta Hammerstein-Kern. C’è, poi, una bella dedica dei due Moutin al leader, Solalitude. Ma al di là del materiale tematico, ogni disco di Solal è una sorpresa continua, tale è la fantasia che questo sommo pianista, improvvisatore e compositore, riesce sempre a mettere in campo. “Longitude” non fa eccezione.

Come scrive nelle note di copertina il noto critico e studioso americano Dan Morgenstern: “Per un appassionato di jazz pochi piaceri risultano più intensi nella vita di quello che si prova ascoltando la musica di Martial Solal. È un mago della tastiera. 45 anni or sono, parlando di lui, Duke Ellington disse: “Brilla di freschezza”. Un’osservazione tuttora attuale. Ancor di più, perché sembra che a 80 anni Solal provi una tale gioia nel creare la sua arte straordinaria e trasmetta all’ascoltatore proprio una tale sensazione di scoperta come mai nella sua lunga e brillante carriera”. Per esempio, aggiunge Morgenstern: “The Last Time I Saw Paris è saturo di vivacità sbarazzina e Solal stipa più idee in tre minuti di quelle che alcuni musicisti riescono a tirar fuori in un intero album. È puro piacere”.

Nato nel 1927 in Algeria, dove trascorse l’infanzia ed ebbe modo di fare la conoscenza del jazz quando aveva 13 anni, Solal è sempre rimasto profondamente legato al linguaggio moderno di questa musica, ma nello stesso tempo vi ha apportato quella componente prettamente europea ravvisabile anche nel suo essere musicista disponibile ad affrontare imprese diverse. Dal piano solo all’orchestra, passando per i più svariati tipi di formazioni intermedie, anche anomale e talvolta persino in avanti sui tempi (nel 1970, per esempio, non era cosa da tutti ideare un trio per pianoforte e due contrabbassi), Solal non si è mai tirato indietro anche davanti alle sfide più rischiose, uscendone sempre vincitore. In Francia, dove si trasferì nel 1950, è ovviamente considerato una vera e propria istituzione, al punto che da parecchi anni viene organizzato un prestigioso concorso pianistico internazionale che porta il suo nome. E nel 1999 lo stesso pianista è stato insignito in Danimarca del Jazzpar, sorta di premio Nobel del jazz. Nell’arco della sua brillante carriera, Solal ha suonato con illustri jazzmen provenienti da oltre oceano, quali Sidney Bechet, Kenny Clarke, Stan Getz, Lucky Thompson, Art Farmer e Lee Konitz, stabilendo proprio con quest’ultimo un sodalizio protrattosi nel tempo e scandito da numerosi momenti di grande intesa creativa, inclusi i due album del 1968 “European Episode” e “Impressive Rome” pubblicati dalla CAM Jazz. Ma non vanno dimenticate le collaborazioni con i migliori colleghi transalpini, da Stephane Grappelli ad un uomo d’avanguardia come Michel Portal. E grazie al suo poliedrico talento, Solal ha avuto più volte anche occasione di cimentarsi col mondo del cinema, lavorando anche con il capofila della nouvelle vague, Jean-Luc Godard.