Enrico Pieranunzi firma il suo dodicesimo album realizzato per la CAM Jazz nelle vesti di leader o co-leader. Dopo varie prove soprattutto in trio e in duo, il pianista romano affronta un’impresa unica, mai compiuta prima: comporre-improvvisando sulle sonate di un illustre autore classico, Domenico Scarlatti. In “Enrico Pieranunzi Plays Domenico Scarlatti” si assiste alla mirabile fusione tra due mondi, tra la sensibilità interpretativa e creativa di uno dei migliori pianisti jazz cui l’Europa ha dato i natali e l’ingegno del più originale compositore-improvvisatore per clavicembalo del Barocco.
Quest’album è “una tappa importante e da molto tempo cercata”, racconta Enrico Pieranunzi nell’intervista rilasciata ad Andrea Scaccia e inclusa nel booklet del CD, “Ho sempre coltivato il piano classico parallelamente al jazz, due strade che in pubblico ho però tenuto a lungo separate. Ora, grazie a Scarlatti, sono riuscito a fondere in un unico doppio discorso le due vie che hanno sempre caratterizzato la mia vita musicale”. La scelta di dedicarsi all’opera di Domenico Scarlatti è stata praticamente naturale: “Scarlatti è un musicista che ho sempre profondamente amato, i libri con le sue sonate sono sempre stati accanto al mio pianoforte. Potrei elencare molte ragioni per spiegare questa sorta di “innamoramento”: fantasia formale, vitalismo ritmico, passionalità, mediterraneità. Dentro i suoi suoni ci sono i colori del nostro cielo e del nostro mare, la voglia di vivere e di amare e lo struggimento di un attimo…”
Nel suo approccio alla musica di Scarlatti Pieranunzi ha evitato accuratamente ciò che di primo acchito potrebbe apparire naturale per l’ascoltatore, cioè rivisitare in chiave jazz la musica del compositore napoletano: “Credo che le cosiddette operazioni di “jazzificazione” siano del tutto fallimentari sia rispetto al jazz sia nei confronti del materiale classico che si utilizza”. C’è, però, qualcosa che accomuna Scarlatti al jazz: “La sua è una musica umorale, cangiante, piena di movimento, le sue linee sono inscritte nel flusso della vita, come quando si improvvisa jazz. E lui, è ben noto, era uno straordinario improvvisatore. In più il suo linguaggio, anche se fissato sulla carta, condivide col jazz una grande, pagana “fisicità”. Lo si percepisce chiaramente da moltissimi dei suoi geniali spunti tematici. Sono disegni ritmici, nuclei melodici, a volte semplici intervalli non pensati a tavolino ma creati direttamente dalle sue mani sulla tastiera e poi elaborati e sviluppati”.
Nel vasto catalogo della CAM Jazz “Enrico Pieranunzi Plays Domenico Scarlatti” si aggiunge ai sei album incisi dal pianista con Marc Johnson e Joey Baron (i due volumi dedicati a Morricone, “Current Conditions”, “Ballads”, vincitore del Premio della Critica del mensile Musica e Dischi, ”Live In Japan” e il recente “As Never Before”, con Kenny Wheeler ospite), a “Jazz Roads”, che raccoglie incisioni del 1980, a “Doorways” (in duo con Paul Motian più il sassofonista Chris Potter in alcuni brani), a “Special Encounter” (in trio con Charlie Haden e lo stesso Motian), a “Fellini Jazz” (con Wheeler, Potter, Haden e Motian) e a “Duologues”, registrato in coppia con Jim Hall.
